Una mucca per dieci pecore
27 gennaio 2008
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Il commercio su ZR avviene tramite il baratto, o il dono.
Su questo sito ci sono manuali sulle origini della moneta e degli scambi commerciali e, fra baratti silenziosi, mucche scambiate per pecore epene inflitte in valori monetari con equivalenza in bestiame, abbiamo soddisfattole nostre curiosità da “barter“.
E se la multa per eccesso di velocità la pagassimo con 8 galline? ![]()
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Autore: Daniele Alberti – Novembre 2006 Testo e immagine tratto dal sito www.lamoneta.it
Il baratto
Fin dai tempi più antichi il commercio si basava sul baratto, la possibilità di scambiare merci tra loro. Tale sistema richiedeva un’abile capacità di negoziazione unita alla non comune capacità di riuscire a valutare il rapporto di valore tra generi differenti. La cosa risultava abbastanza semplice quando le parti interessate appartenevano alla stessa classe economica. Esempio: contadini che raggiungevano accordi su forme d’interscambio basandosi sulle proprie carenze ed eccedenze, così riuscendo a calcolare di quanto grano o latte si sarebbero dovuti privare per avere in cambio vino, miele o verdure. Più difficili risultavano i rapporti tra classi economiche differenti, spesso basati su intermediazione a lunga distanza. Esempio: quanti litri d’olio per quanti chilogrammi di sale, quanto vino per un aratro, etc. Un chiaro esempio di baratto ci viene offerto dai cartaginesi, popolo di commercianti per eccellenza si munì tardi della moneta preferendo, nei suoi commerci con le popolazioni atlantiche della costa dell’Africa, il baratto silenzioso. Ecco come lo descrisse Erodoto (IV, 196).
Arrivati in prossimità delle coste sbarcavano le merci e le disponevano in bell’ordine sulla spiaggia. Tornando a bordo accendevano un fuoco, gli indigeni vedendo il fumo andavano sulla spiaggia e depositavano una certa quantità di oro in cambio delle merci. I mercanti tornavano e se l’oro deposto soddisfava le loro aspettative lo caricavano sulla nave e se ne andavano altrimenti non toccavano nulla ed aspettavano che gli indigeni aggiungessero altro oro per aumentare l’ offerta o lo portassero via per rinunciare.
Con lo sviluppo del commercio, delle maggiori esigenze ed i maggiori spostamenti delle popolazioni, questo semplice strumento di scambio iniziò ad essere inadeguato e laborioso. Nelle società in evoluzione i governanti che chiedevano al popolo i loro tributi in peso ed in natura (grano, olio, sale) o sotto forma di prestazione di manodopera (le piramidi furono costruite in questo modo), si posero il problema di intervenire nello scambio tra beni contro beni e beni contro servizi, introducendo un equivalente che incorporasse un valore certo.Chiaramente la merce di riferimento era differente da popolo a popolo e tra le varie epoche. Tra i vari oggetti che in differenti epoche sono stati utilizzati come moneta di scambio tra i popoli troviamo: sale, pelli di elefanti, semi di cacao (a Ceylon), sassi (a Yap), penne (nelle Nuove Ebridi), arachidi (in Nigeria), semi di cacao (in Messico), mandorle (nel Surat), gong e semi (in India), tamburi rituali (nelle Indie olandesi), tavolette di tè o di tabacco compressi (usate fino al diciannovesimo secolo nella Cina occidentale, Tibet e Siberia meridionale), tessuti simili a fazzoletti o salviette (nel Messico degli Aztechi, in Cina, Giappone ed in Africa occidentale).
Nelle regioni tropicali ebbero enorme successo le conchiglie di cyprae (fig 1), volgarmente dette cauri. L’uso di questo mezzo di scambio si diffuse in molti paesi dell’ Asia, ed ancora oggi, in alcune vallate del Nepal di etnia tibetana, gli uomini usano giocare ad un giuoco simile alla dama puntando queste conchiglie.Altro aspetto largamente diffuso nelle società arcaiche era il dono, un usanza che imponeva comportamenti non legati a considerazioni mercantili ma si distingueva per obblighi e regole di ipo morale. Quando una persona o un autorità offrivano un dono l’altra parte era obbligata ad accettarla ed era vincolata da un’ obbligazione a tempo indeterminato non misurabile in valore.
Molto semplice, ti facevano un dono, non potevi rifiutare per non offendere il donatore ma prima o poi dovevi ricambiare.Erodoto ci narra un fatto storico che ci fa ben comprendere questo tipo di mentalità (III, 139-144). Durante una visita a Menfi Dario, allora guardia del corpo del re persiano Cambise II , incontrò per caso il samio Syloson, fratello del tiranno Policrate. Dario notò lo splendido mantello rosso di Syloson e chiese di comprarlo, il samio rispose però che non lo avrebbe ceduto per nessuna cifra, piuttosto lo avrebbe offerto in dono. Dario accettò e quando diventò re a Susanel 522 a.C. gli si presentò Syloson che definendosi suo benefattore chiese ed ottenne la satrapia dell’ isola di Samo in mano al dittatore Meandrio. Dario non potè rifiutare in quanto era in obbligo verso Syloson.Nell’area mediterranea prese piede l’utilizzo del bestiame come strumento di equiparazione. La nostra lingua mantiene ancora oggi tracce di questa epoca storica, ad esempio il termine capitale deriva dal latino “caput” cioè testa o capo di bestiame. Il termine pecunia, cioè denaro, deriva da “pecus” ovvero gregge dal quale deriva anche il termine “peculatum”, furto di bestiame. Gli studiosi linguisti sono andati oltre arrivando ad identificare la radice di origine indo-europea peku che significava “ ricchezza mobile personale” e solo in seguito il termine “pecus” fu usato per indicare i beni personali mobili dei pastori, le pecore appunto.
Varie testimonianze storiche testimoniano il come venissero equiparati tra loro bestiame, schiavi ed altri oggetti. Ad esempio nell’ Iliade ( XXIII,703-705, 884-885) in occasione dei premi proposti da Achille nelle gare di tiro con l’arco una schiava che sapeva lavorare bene era valutata quattro buoi (I1. XXIII, v.705), un grande tripode di bronzo era valutato 12 buoi ( I1.XXIII, v.703), una lancia ed un labete valevano un bue mentre in generale per i cambiuna mucca era cambiata a 10 pecore.
L’uso del bestiame come unità di misura aveva però le sue controindicazione. Con lo sviluppo del commercio, le maggiori esigenze ed i frequenti spostamenti delle popolazioni, questo semplice strumento di conto e di scambio iniziò ad essere inadeguato e laborioso. Se sulle grandi quantità era possibile arrivare ad un compromesso, nei piccoli commerci l’oggetto di scambio non si equiparava al valore minimo di un animale. Non è infatti facile girare con due pecore nel portafoglio, e non sempre si hanno 20 galline da dare in resto! Bisognava per cui trovare uno strumento che consentisse scambi più modesti. Di qui in avanti, grazie anche all’avvento della metallurgia con la nascita di officine attrezzate si diffuse rapidamente, per il baratto, il commercio, e soprattutto in ambito religioso (tributi e donazioni), l’utilizzo di oggetti in metallo. L’utilizzo di tale materiale aveva molti vantaggi, non era facilmente deperibile, poteva essere facilmente trasportabile senza cure particolari, era largamente conosciuto ed apprezzato e soprattutto era frazionabile. Ritrovamenti archeologici confermano che fin dal III millennio a.C., nel vicino Oriente ed in Egitto, piccoli pezzi d’oro e d’argento furono utilizzati come valori di scambio ed elementi di contabilità economicaIl passaggio dall’ utilizzo del bestiame ( o altre merci deperibili) al metallo non fu immediato, per molto tempo i due sistemi convissero tanto che in vari testi troviamo citate delle corrispondenze metallo- bestiame.
L’utilizzo del metallo, lavorato in anelli di rame ( fig 2), apparve in Asia minore attorno al 1770-1600 a.C, come forma di scambio. Una pittura murale del XV secolo a.C., rinvenuta nei pressi di Tebe (fig 3), ci testimonia l’utilizzo dell’anello monetario in Egitto. Nello stesso periodo gli Ebrei creano un’ unità pondometrica chiamata kikkar, il cui significato era anello. Nel continente africano, si utilizzavano piastre circolari di rame con foro al centro.
I matematici sumeri (III millennio a.C.) seguiti da quelli babilonesi, credevano che il pallido argento fosse sacro alla divinità lunare, mentre l’oro, con i suoi bagliori di fuoco, fosse sacro alla divinità solare, in questo periodo cominciarono ad imporsi per il loro valore intrinseco i due metalli preziosi i quali erano particolarmente apprezzati per l’inattaccabilità rispetto ai processi d’ossidazione, lucentezza e malleabilità. Venne applicato tra oro ed argento il rapporto esistente tra l’anno solare ed il mese lunare con un cambio tra loro di 1 a 13,5. Quanto alle frazioni di peso i matematici presero d’esempio una spiga di grano, la quale forniva un insieme formato da unità uguali. Esempio: 180 chicchi di grano avrebbero dato un shiqlu (siclo), costituendo la base di conto dell’ argento, poi su doppia base sessagesimale 60 sicli avrebbero dato una mina dal peso di 463 gr, 60 mine davano un talento (pari a 648.000 chicchi di grano) unità di tale rilievo economico da richiedere una traduzione in oro. Il primo concetto di moneta furono dei blocchetti di metallo che valevano esattamente per il loro peso, il quale veniva verificato di volta in volta per assicurarsi che fosse corretto. Difatti i truffatori nascono molto prima della moneta!
A Babilonia troviamo il primo metallo-denaro utilizzato come mezzo di pagamento, il cui valore fisso era legato a quello dell’argento. I templi assunsero la funzione di banche deposito dove il popolo poteva portare l’eccedenza di prodotti e di metallo, i sacerdoti contabili aprivano un “conto corrente” e consegnavano delle tavolette di terracotta ( fig. 3 ), veri e propri titoli al portatore in cui veniva stabilita una quantità astratta di valore corrispondente alla merce depositata. Successivamente quando le persone volevano un altro tipo di prodotto depositato nel tempio si seguiva il procedimento inverso.
Il codice di Hammurabi ( monarca sumero dal 1792 al 1750 a.C.) valuta i delitti e le pene inflitte in valori monetari e ne viene fornita anche l’equivalenza in bestiame, ad esempio una pena di un siclo corrispondeva ad un maiale, una pena di due sicli equivaleva ad un montone.Un documento in cuneiforme dice che Hammurrabi diede ai soldati della città di Mari degli anelli in argento e degli oggetti chiamati kaniktum ossia oggetti con marchi che ne stabilivano il peso. Questi oggetti avevano effettivamente un peso inferiore all’unità intera del siclo, o,8, 1,7,2,5 sicli ma l’autorità aveva arrotondato per eccesso indicando sempre unità intere da 1, 2, 3 sicli (con una sopravalutazione media del 20-30 %). Su tali oggetti mancava però il sigillo di garanzia dell’ autorità emittente e non si possono ancora considerare monete. I Kaniktum venivano scambiati spesso con beni di consumo, da qui la nascita di mercanti-banchieri che si specializzano nelle pratiche di intermediazioni monetarie, di prestiti e persino di assicurazioni.
In seguito (seconda metà del II millennio a.C.), fecero la loro comparsa in tutto il Mediterraneo i cosiddetti pani di rame di origine egeo-cretese. Si tratta di grossi rettangoli del peso variante tra i 10 ed i 36 kg, dallo spessore di circa 6 cm. I più antichi fra questi pani presentano una forma quasi perfettamente rettangolare, mentre i più recenti sono caratterizzati dai quattro angoli molto sviluppati (fig 3).
La forma che, originariamente attribuita alla forma di una pelle di bue stilizzata, serviva in realtà per migliorarne maneggevolezza ed era il risultato di una procedura di fusione in serie dove le punte degli angoli sviluppati erano facilmente separabili a materiale freddato. Questi pani ebbero una circolazione prevalentemente marittima e talvolta si trovano con iscrizioni lineari A e B o in alfabeto cipriota (dall’ isola del “Cuprum” = rame).Per quanto riguarda la provenienza di tali pani sono stati recentemente misurati gli isotopi di piombo, presente in piccola percentuale nei pani, scoprendo che ad eccezione degli esemplari più antichi, risalenti al quindicesimo sec. a.C , il rame proveniva esclusivamente dal distretto minerario di Apliki-Skouriotissa, nell’ isola di CiproUna testimonianza di questi oggetti è stata rinvenuta sia negli affreschi della tomba di Rekhmire presso Tebe risalenti al 1480-1450 a.C., sia in decorazioni bronzee greche arcaiche di Cipro. Non mancano le scoperte di tali oggetti in ambito nazionale. Infatti vari pani sono stati rinvenuti tra le rovine del nuraghe di Serra Ilxi in Sardegna. Uno dei rinvenimenti più sensazionali è avvenuto in due relitti presso la costa della Turchia dove sono stati recuperati complessivamente 384 pani dirame dal peso medio di 29 kg. , 120 lingotti convessi e vari lingotti di stagno




