Cosa ci guadagnate?
23 marzo 2009
Questo post è stato letto 1276 volte e ha 1 Postilla

Fa’ la cosa giusta è stata un’ottima occasione per incontrare alcuni barter e per tracciare un po’ il punto di quello che abbiamo fatto finora.
Abbiamo incontrato i barter babbocanguro, nicca, todanny, veganshakti, e vorefice (con alcuni abbiamo barattato i biglietti di ingresso per la fiera), e chiacchierato di zerorelativo e di come possiamo migliorarlo. Un modo per conoscerci a quattr’occhi, per raccogliere i dubbi e per navigare sul sito con tutti i visitatori che ci sono venuti a trovare. Fra le tante domande ne riportiamo due che ci sono state poste con frequenza:
Cosa ci guadagnate?
Come più volte ci è capitato di dire, la molla che spinge zerorelativo non sono i soldi, ma la passione per quello che si fa. Un concetto per molti difficile da digerire e che alimenta anche qualche sospetto. A questo proposito ci aveva colpito una frase letta in un forum di discussione che parlava del nostro progetto e che riportiamo:
“per me è ok, il progetto mi sembra interessante, e da quello che ho visto, ben curato in tutti i suoi aspetti e senza zone d’ombra che mi hanno fatto scattare la lampadina della diffidenza”
E’ chiaro che gestire un portale come il nostro comporta delle spese (da poco abbiamo aumentato le prestazioni del server con conseguenti aumenti di costo), ma finora zerorelativo, da quando è nato (12 dicembre 2006), si è sempre sostenuto in modo autonomo e completamente autofinanziato. Unica eccezione il bando di concorso con la Provincia di Pesaro Urbino che abbiamo vinto l’estate scorsa e che ci ha finanziato 5000 euro per la ristrutturazione del portale (Quello che vedete è online dal 22 ottobre 2008).
Per sostenere i costi stiamo seguendo due strade:
Primo: L’uso di zerorelativo è gratuito e lo sarà sempre per tutti, (è anche indicato nel nostro statuto all’art. 6). Ma se apprezzi il nostro progetto e lo vuoi sostenere puoi diventare membro dell’ associazione culturale zerorelativo.it. L’uso del portale è uguale per tutti e non c’è differenza fra associati e non.
La seconda è quella della pubblicità. Come vedete zerorelativo non è invaso di banner pubblicitari, e ci stiamo orientando per inserire dei messaggi promozionali che siano coerenti con la nostra linea (consumare meglio ed in modo più critico).
Perchè dovrei barattare se è più facile vendere?
Barattare non è, e non lo sarà mai, un’alternativa che esclude la compravendita, ma è una forma di commercio complementare alle “normali” economie.
E’ un gesto ludico ed educativo, non a caso zerorelativo è stato segnalato in un progetto didattico del FAI Scuola (Fondo Ambiente Italiano) e rivolto ai bambini di scuola primaria e secondaria. Quando si baratta si alimenta un economia sana fatta di cose che esistono, il baratto presuppone il riciclo e il riuso degli oggetti e allunga la vita dei beni. Un’azione attiva che sensibilizza ad uno stile di vita più attento all’ambiente e risparmioso. Il nostro messaggio non è l’invito al non acquisto, ma un invito ad acquistare prodotti che se lo meritano e a utilizzare gli oggetti fino alla normale usura. Una frase di Grillo diceva: Non esistono cose vecchie, ma cose nuove rimpiazzate da cose nuovissime…
Anche la vendita di un’oggetto usato comporta il riutilizzo, con l’unica (ma sostanziale) differenza che si usa denaro. Qui no. (io non ho bisogno di denaro) Una visione utopistica certo, neppure noi viviamo solo di baratti, ma che porta a interrogarsi su temi importanti come l’indebitamento (perchè comprare, magari facendo debiti, una cosa che qualcuno non usa più?) e il signoraggio.
Sperando di essere stati esaustivi siamo qui per qualsiasi dubbio o altra domanda.
Lo staff di zerorelativo
Immagine | cityzenblog




e’ bello il baratto, si riesce ad avere cio’ di cui si ha bisogno senza denaro, liberandosi di qualcosa che magari pur se ottimo non si usa o di cui non se na ha bisogno.
[rispondi]