L’economia dal volto umano

9 giugno 2009
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La repubblica e il baratto

Nicholas Negroponte è un informatico statunitense fondatore e direttore di Media Lab, il laboratorio del Massachusetts Institute of Technology di Cambridge, che in questo articolo di Repubblica del 1999, aveva previsto che l’utilizzo di internet avrebbe portato al baratto. E’ cosi è avvenuto anche nel nostro paese dal 2006 con zerorelativo, che è la prima community di baratto online, nata in Italia.

Oggi Repubblica dedica un’importante servizio sul baratto nel paginone centrale, dove approfondisce diversi aspetti di questa forma economica che ci sta a cuore. Baratto per battere la crisi, titola, e “aggancia” il fenomeno al periodo, non proprio florido, dell’economia mondiale, compresa quella italiana. Questo collegamento, come abbiamo più volte accennato in diverse occasioni, non rende giustizia al baratto perchè trascura altri aspetti che, finalmente, vengono riportati nei due ottimi articoli di approfondimento, di Vera Schiavazzi e Franco la Cecla di cui riportiamo i tratti che abbiamo apprezzato di più e che ti consigliamo di leggere:

Infatti quando si baratta “si stimola la creatività, ma anche la fuga dal denaro [...] per sviluppare l’attitudine allo scambio dei propri saperi e smettere di cercare di attribuire un valore monetario a ciò che si vuole cedere o ottenere [...] dove un’ora di musica può avere più valore di tre ore di pulizia, anche se il mercato non la pensa cosi“.
L’associazione Manamanà, che promuove in tutto il Piemonte giornate senza moneta si occupa anche di convincere le persone ad accettare un dono e ricambiarlo, senza preoccuparsi della bella figura che faranno. L’obbiettivo è quello di stimolare pratiche che trasformino la crisi in nuovi comportamenti, un po’ come sta avvenendo per i gruppi di acquisto o per i nuovi consumi. Viene poi riportata l’esperienza francese dei Rers, (reti di scambio reciproco dei saperi) e le “Neighbourhood time bank” in Gran Bretagna, banche del tempo limitate al proprio quartiere, che regolano, ad esempio, cene di classe dove ognuno porta un piatto e nessuno sborsa denaro.

Lo scambio non potrà sostituire nessun mercato, ma affiancarlo nei momenti difficili si“, altra considerazione che ci trova in completo accordo.

L’articolo di Franco La Cecla dal titolo “L’economia dal volto umano che spazza via gli egoismi” ricorda come nel baratto siano le persone a decidere il valore di una cosa e come questa decisione rimandi al “bargain”, al contrattare tipico dei mercati all’aperto, dal souk alla Vucciria a Palermo. In una pagina di Elias Canetti sul mercato di Marrakesh, viene descritta la delusione del venditore marocchino di fronte il cliente che non contratta. “Perchè l’economia è la costituzione di una relazione. Lo abbiamo dimenticato grazie alla dabbenaggine di Milton Friedmann e alla dabbenaggine di chi, dell’economia ha fatto una teologia, dai marxisti ai banchieri tremontiani“.

La gente si riappropria della dimensione umanistica dell’economia riscoprendo non solo il baratto, ma il dono, il prestito (ndr a proposito prestate i vostri oggetti), il pegno, tutte forme di relazione tra personaggi attraverso le cose” perchè “il dono è concepito per non restare chiuso in una direzione unidirezionale, ma per espandersi ben oltre, diventa il legame che gli oggetti passati da una mano all’altra intessono in una comunità. Tale era la funzione del dono tra gli indiani ricchissimi della British Columbia, o tra i polinesiani. Il dono “legava” in una logica di reciprocità, era insomma un vero e proprio obbligo sociale. Ma l’economia di oggi dimentica che alla base del prestito bancario, alla base di molte forme di economia “sviluppate” giace quel rapporto di fiducia che si crea nel dono [...]

Quando una massaia oggi scambia la sua competenza in cucina con le lezioni di inglese per i figli, quando la gente si adopera per inventare un trasporto collettivo al posto di aspettare l’autobus che non arriva mai, quando crea un’economia parallela del riciclo, dai vestiti agli elettrodomestici, non fa che rinverdire la natura umanistica dell’economia, le sue vere ragioni, quello che Polanyi chiama il “link” fra la gente, il legame fra le persone. Gli economisti vogliono farci credere che la persona tipo è individualista egoista ed arrogante, come se la gente normale non avesse bisogno di una rete di relazioni per sopravvivere e vivere [...]”

Il legame fra le persone, la trattativa che sta alla base dell’economia, la dabbenaggine…

Ma noi barter quanto siamo avanti? Altrochè preistoria… :)

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Commenti

  1. Nicca scrive:

    Ciao a tutti! Stiamo diventando veramente come il prezzemolo! Oggi,in pausa pranzo, ho preso una delle riviste che arrivano in ufficio dove lavoro, “Psycologies”, e sfogliando cosa trovo? Un articolo sulla Swap economy, e, manco a dirlo noi siamo tra “Gli indirizzi più trendy che offrono la possibilità di barattare”!!! :-) )))
    E poi c’è lo spazio che gli studenti del Master in giornalismo dell’Università di Milano ci hanno riservato sulla rivista on line che pubblicano!!! Insomma ovunque!

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  2. lauratani scrive:

    Siamo avantissimo!!!
    Chi ci ama ci segua!!!

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