Perchè non sei vestito elegante?

6 luglio 2009
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Un bambino del senegal fotografato da raggletaggle

Raggletaggle è un barter di zerorelativo che ci racconta della sua esperienza in Senegal come volontario in una ONG. Un’esperienza toccante che condivide con tutti noi per dare una testimonianza “diretta” in attesa del suo prossimo viaggio, che sarà a ottobre. Marco lo abbiamo conosciuto personalmente ed abbiamo insieme avanzato l’ipotesi di fare una raccolta di “fondi” da destinare ai bambini di cui si è occupato.

Ma sarà un po’ particolare, infatti non chiederemo soldi, ma oggetti. Cose che gli saranno molto utili, da materiale scolastico a occhiali da vista, e per cui a breve e con l’aiuto di Marco faremo una lista dettagliata che contiene gli oggetti di cui hanno necessità. Ci dai una mano?

Perchè non sei vestito elegante?

Già all’arrivo all’aeroporto di Dakar si sente qualcosa di diverso. Partito dall’Italia in pieno inverno, nel febbraio 2008, appena atterrato, verso mezzanotte, l’aria è tiepida e il maglione inutile. Questo viaggio è pieno di interrogativi: non conosco il Paese, tanto meno questa ong trovata per caso su internet che si occupa di scolarizzazione e che richiede volontari, ancora di meno sulle mie possibilità di fare qualcosa in questo contesto.

la sede della ong

L’Africa un po’ la conosco ma ogni Paese è diverso, anche se da lontano sembrano tutti uguali. La cosa che più colpisce è la quantità di giovani che riempiono le strade, bambini, ragazzi. Al confronto, le nostre città piene di pensionati sembrano immobili, scolorite. Ecco l’incontro con il direttore e gli insegnanti per presentarci, ascoltare come funziona e raccontargli quello che mi attendo. L’incontro fisico anche con l’edificio, tutto all’insegna della semplicità (o della povertà), le aule, i banchi, il materiale didattico. Poi i ragazzi, un mare di teste rasate per i maschi e di capelli acconciati per le femmine, tutti con dei grembiulini blu in genere logori, e l’energia – questa sì – che hanno i bambini ad ogni latitudine.

bambini a scuola

Sono un po’ preoccupato perché devo rimanere per quasi tre mesi, ma mi accorgo che comunicare è la cosa più semplice, anche per uno fondamentalmente timido come me. In Senegal parlano il wolof e cominciano ad apprendere il francese a sei anni, appena vanno a scuola, quindi il mio di francese (rispolverato per l’occasione dai lontani tempi della scuola) non è poi così distante. Sono subito colpito dalla loro educazione, dal rispetto verso i più grandi, dai sorrisi larghi e dalla curiosità; loro dal colore sbiadito della mia pelle, da come risaltino i peli scuri sul braccio, dal fatto che non fossi vestito in maniera elegante, seppure italiano.

Nell’aula dove lavoro, non c’è energia elettrica (un finestrone fa luce abbastanza), i banchi sono vecchi e la grande lavagna va cancellata con una spugna bagnata perché la polvere è dappertutto, mischiata con la sabbia che ricopre tutte le strade e le case del quartiere. L’acqua è razionata, al mattino si riempiono dei bidoni che serviranno per l’unico bagno e per bere, poi il rubinetto viene chiuso per risparmiare. Non esistono bidelli, le pulizie le fanno a turno i bambini…

un bambino del senegal

In questa parte di Africa la scolarizzazione è intorno al 55%, ciò significa che per un bambino che si riesce a portare a scuola ce n’è un altro che gioca per strada (o lavora) e che non saprà mai leggere. La percentuale si abbassa naturalmente con le bambine, alle quali le famiglie numerose preferiscono i maschi quando scegliere chi far imparare a scrivere. La scuola pubblica si paga, come la sanità del resto, e non tutti possono permettersela. Quindi ci sono tante piccole scuole private, in genere religiose, che a seconda delle possibilità chiedono un contributo alle famiglie. La mia è una scuola laica, dove i musulmani vanno perfettamente d’accordo con i cristiani (e non è sempre così, al di fuori) e in occasione delle varie festività tutti cantano insieme.

la scuola in senegal

È un problema anche comprare le medicine, molto più care che da noi, quindi è questione di priorità: se una malattia non è poi così grave si fa a meno di curare. Dei circa duecento ragazzi non ce n’è uno con gli occhiali… La mortalità infantile è impressionante: in Africa occidentale, fino ai cinque anni supera il 20%, è una terribile selezione naturale. Ma anche per chi sopravvive la vita non è semplice. È evidente che i problemi di nutrizione comportano difficoltà nello sforzo mentale e nel lavoro. Il livello di apprendimento però è molto buono, sarà anche per la severità dell’insegnamento e per il livello di aspettativa dei familiari. C’è sicuramente una potenzialità enorme tra questi bambini, sono intelligenti, curiosi, ma chissà quanti tra di loro ritroverò il prossimo anno…

Gennaio 2009, ho l’occasione di ritornare e ne approfitto. Ritrovo la stessa classe, ora hanno sui dieci anni, qualcuno ha lasciato ma ne ritrovo di nuovi: 30 ragazzi in uno stanzino di aula, si ricordano perfettamente di me, ci facciamo domande, sembra che sia passata solo una settimana! Questa volta ho portato la chitarra, e possono imparare anche canzoni italiane. I problemi che c’erano li ritrovo tutti, ma anche l’energia che hanno e che mi trasmettono e di cui mi rendo conto di avere bisogno.

raggletaggle barter di zerorelativo con i bambini del senegal

Poi l’ultimo giorno. Fatiyah mi dice che è molto triste, Adja vorrebbe un paio di scarpe per quando ritorno, Luis mi lascia un numero di cellulare della madre, Matilde vuole sapere cosa ho da fare di così importante in Italia. Christine vuole la foto con le sue compagne di classe, Youba che gli spieghi il trucco del pollice spezzato, Victor che gli invii un pesce disegnato dentro a una busta. A Odile devo salutare il padre che lavora in Italia, Mame Diana mi attacca un tatuaggio da chewingum sul braccio con un cuore intrecciato di spine, Vanida come sempre mi dà un pizzicotto e io come sempre ho faccio finta di non vederla. Fatou mi vuole dire tante cose, ma non riesce a dire niente…

Ora alla tv c’è Berlusconi che mi sorride. E io mi chiedo: che ci faccio qui?

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Commenti

  1. un pacco lo invio oggi, ma vorrei sapere se posso fare anche io un post nel mio blog. grazie

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  2. admin scrive:

    Prossimamente inseriremo una lista con quello che serve e tutte le info necessarie, tu inizia a spargere la voce, è importante il piccolissimo contributo di ogni barter! A presto!

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  3. ciao!
    mi metto a disposizione nel mio piccolo per un contributo,mi fate sapere ?grazie

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  4. Marco scrive:

    Grazie Luigi per la disponibilità. Fare un’esperienza in quesi posti arricchisce molto (spiritualmente, voglio dire…) ma al tempo stesso ti scontri con una realtà troppo grande per cui alla fine ti senti impotente. E tutte le chiacchiere che si sentono in questi giorni di foto di gruppo al G8 non fanno che provare ancora più rabbia verso chi potrebbe tranquillamente risolvere i problemi.
    Comunque sono a disposizione per ogni consiglio. Ciao a tutti!

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  5. admin scrive:

    Ciao Luigi, sicuramente Marco sarà contento di darti qualche “dritta”, prossimamente faremo anche una lista degli oggetti utili, mi raccomando, spargi la voce…a prestissimo dallo staff di ZR!!

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  6. luigi antonioli scrive:

    ciao sono un artista di strada di una certa età55
    mi piacerebbe poter portare il mio contributo e fare un esperienza come la tua ho moltissimi oggettiche forse potrebbero servire anche attrzzi oltre alla mia voglia di POTER ANCHE ARRIVARE ED INSEGNARE qualcosa(sono un perito agrario oltre che giocoliere ecct magari mi puoi dare qualche dritta per andare

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