Il doppio baratto di Tim a Milano
31 gennaio 2010
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Tim organizzerà una giornata di swapping in Piazza Duomo, a Milano. I partecipanti devono portare un oggetto indicativo della propria “cultura”, ovvero un libro, un CD, un poster che sarà scambiato nel corso dell’evento.
Leggendo il comunicato stampa rilasciato dagli organizzatori, costellato di offerte commerciali, si deduce lo scopo pubblicitario della manifestazione il cui target sono gli studenti. Tim dice di voler rendere i giovani “protagonisti”, ma il tutto si riduce a caricare foto e filmati su Facebook e YouTube. Chi si occupa di viral marketing dice “fare buzz“, tutti gli altri conoscono la tecnica del passaparola.
Esistono due baratti paralleli e parzialmente intersecati: oltre allo swap materiale tra i ragazzi c’è quello tra ragazzi e organizzatori.
I giovani offrono il loro tempo e i loro contatti sui social media agli organizzatori, in cambio di qualche gadget e di un pomeriggio di socializzazione. E’ la stessa formula dei viaggi al santuario in pullman con presentazione di pentole e colazione in autogrill: ci si va per la compagnia e si accetta rassegnati di essere esposti allo spot pubblicitario.
Ora sta ai giovani decidere quanto vale il proprio tempo, valutare quanti amici esporre al marchio Tim e quanto volontariato fare per una azienda. Io ho dato mezz’ora del mio tempo a questo evento: ho condiviso con voi, veri barter, il mio punto di vista e, pur apprezzando l’idea del baratto di cultura attraverso simboli, non credo di aver bisogno dei gadget aziendali dello sponsor.
Foto | Bernt Rostad




ricordo che quando ero bambina regalavano biglietti gratis per il cinemala domenica mattina(accompagnati dal genitore. durante l.intervallo un paio di imbonitori tentavan di vendere enciclopedie INDISPENSABILI per la crescita culturale del bambino o elettrodomestici all.avanguardia INDISPENSABILI ad una brava massaia.
ricordo anche il gioco sul senso di colpa se un genitore non acquistava per il proprio figlio e il mio imbarazzo delle prime volte quando si usciva a mani vuote. fortunatamente i miei mi hanno aiutata ad elaborare la situazione e l.imbarazzo è svanito.
poi si sono concentrati sugli anziani con gite a costi irrisori..
ed ora tocca ai ragazzi…i soggetti più “sensibili” a giochetti commerciali e direi più “educabili”…insomma un vero e proprio investimento a lungo termine…
almeno noi eravamo accompagnati dai genitori…..
bene ora sappiamo che il baratto è diventato di “moda”….strumentalizzato anche questo.
io mi sento molto arrabbiata
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il viaggio in santuario è fantastico
ma c’è ancora chi li organizza in cambio delle pentole?
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