La scuola non la barattiamo

5 maggio 2010
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Lauradolce è una barter di ZR ed una brava insegnante di scuola media, “sentite” che ci racconta:

Venticinque ragazzi delle tre prime classi della scuola media Fraccacreta di Bari-Palese, pieni di voglia di vita e di gelato al limone, dopo aver seguito semi-agonizzanti tutta una serie di lezioni sull’importanza del risparmio energetico e sull’inquinamento del pianeta, dopo essere stati costretti a disegnare, uno ad uno, gli innumerevoli passaggi inquinanti che portano un grumo di petrolio a diventare una maglietta, si sono sentiti porre la seguente domanda:

“E allora? Cosa possiamo fare per salvare il pianeta?” – “Differenziamo!” è stata la risposta.  – “Bravi ragazzi! Differenziare è una cosa buona.” La loro felicità è durata un brevissimo attimo, ho preso il gesso e li ho coartati a ridisegnare le inimmaginabili fasi tossiche che conducono un oggetto qualsiasi a rigenerarsi in un nuovo oggetto. “E allora? Cosa possiamo fare per salvare il pianeta?” – “Regaliamo ai poveri!” -  “Bravi, ma volete regalare al povero anche il ciondolino che non vi piace più?. E dove lo trovate il povero che vuole proprio il vostro ciondolino?” ……. Silenzio ……..  “Che facciamo allora professoressa?” – “Non compriamo!”

Cinquanta occhi si sono fissati su di me atterriti, un mondo intero si sgretolava sotto i loro occhi e quel mondo tratteneva il fiato. “Oppure barattiamo!” -  “Sìììììììììììì!”. Venticinque diaframmi hanno ripreso a pompare all’unisono. Da quel sì in poi è iniziata la mia odissea: prima autorizzazione, seconda, autorizzazione (chi non ha ancora portato le autorizzazioni? No, tu non me l’hai data! Se l’hai persa, copiala da un compagno! No, non può firmare tuo fratello); raccogli gli oggetti, trova un posto per gli oggetti. Ammansire i collaboratori scolastici: “Professoressaaa!!! Quando si fa sta’ cosa?”  – “Venerdì” – “Qui non entra più niente!”, “Professoressa! Alla preside ha chiesto?”, “E ha chiesto agli altri colleghi?”, “Ha fatto la domanda?”, “Professoressaaaaa!!! Quando arriva Venerdì?”

Intanto i ragazzi coniavano slogan, coloravano, ritagliavano, incollavano. “No! Non puoi comprare un cartellone così facciamo più bella figura, devi usare i fogli riciclati!”, “Professoressaaa! Quello non ha capito niente”, “Ragazzi, finitela!”). Poi venerdì è arrivato: Venerdì 30 aprile 2010. Cinquanta ragazzi erano pronti sulle linee di partenza. Le classi sono scese, si sono riversate nell’auditorium: mani che aprivano le loro buste, mani che aprivano le buste degli altri, grida dionisiache si sono levate da ogni parte. “Ragazzi, Ragazziii, Ragazziiiii!”, volenterosi colleghi sono venuti in mio soccorso. Si è ristabilita una calma apparente, fervida di mormorii e scalpiccii.

Ragazzi, ricordatevi che nessuno può usare denaro, nessuno deve costringere un altro a barattare. Uscirete secondo l’ordine di sorteggio da me indicato. Qui c’è , ci sono cose portate da me, potete barattare liberamente senza il controllo di nessuno, ma dovete mostrare di essere onesti e di saper rispettare le regole anche se nessuno vi guarda. Iniziamo!” Ho incominciato ad estrarre i nomi, il brusio era inimmaginabile, l’auditorium rimbombava come una cassa armonica. Qualcuno non voleva muoversi, temeva, al ritorno, di ritrovare solo la metà delle cose che aveva lasciato. Poi lentamente hanno iniziato a circolare, prima secondo l’ordine di estrazione, poi senza alcun ordine.

Guardarli è stata una festa: nessun litigio, nessun “professoressaaaa, quello mi strappa le cose di mano”, nessuna lacrima. Un miracolo! Dopo un’ora e mezza di baraonda i ragazzi sono stati riaccompagnati in classe. Sorridevano ….. “professoressa, ho fatto un vero affare!”, dicevano tutti.

Io gongolavo
.

Ed anche noi, complimenti prof! :)

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Commenti

  1. lauradolce scrive:

    Coinvolgere la scuola dall’esterno, mi sembra molto difficile, dovresti innanzi tutto trovare qualcuno che ti appoggi. Ti assicuro che al di là dell’umorismo,le questioni burocratiche sono fondamentali per non subire eventuali “ritorsioni” e defatiganti.
    I genitori? Alcuni (due?) erano sinceramente convinti, altri mi guardvano con un sorriso benevolo e pieno di sottintesi.
    Ora sottoporrò un questionario ai ragazzi per capire meglio la ricaduta su di loro e sulle famiglie.
    Comunque a molti l’iniziativa è piaciuta, anche se ovviamente ciascuno ha visto cosa voleva.
    E’ stato quasi surreale ricevere gli elogi di una collega firmata dalla testa ai piedi.

    [rispondi]

    danzonelvento valeria risponde:

    la reazione della maggior parte dei genitori,purtroppo,l.avevo immaginata..certo fa un pò di tristezza.
    mi vien in mente una cosa,forse non fattibile,a fine anno si fan le feste o le rappresentazioni,perchè non rifarlo coinvolgendo anche i genitori che di solito sono presenti?
    sarà comunque interessante vedere cosa ne hanno tratto i bambini da questa esperienza,magari aggiornaci.
    mi sento sinceramente coinvolta nella questione giovani,mi spaventa un pò il loro futuro
    mi parli di questioni burocratiche…in che termini?
    qui c.è una proloco molto attiva e,credo sia in contatto con la piccola scuola di zona,magari sento da loro.

    [rispondi]

    lauradolce risponde:

    Forse con la pro loco la questione è diversa.
    Per quanto riguarda noi docenti, dobbiamo sempre pensare a tutelarci.
    non hai idea di quanti genitori ci siano sempre pronti a puntare il dito e a denunciarci per qualsiasi sciocchezza.
    Io ho dovuto chiedere l’autorizzazione per la partecipazione, stabilendo chiaramente cosa sarebbe avvenuto,poi ho dovuto far compilare una lista di oggetti controfirmata dai genitori.
    Ho dovuto controllare che fra gli oggetti non ci fosse nulla che potesse essere ritenuto “pericoloso” per i ragazzi (fra le cose pericolose cito una “micidiale” pistola ad acqua).
    Poi ho dovuto chiedere il permesso per effettuare l’attività, chiedere il permesso ad ogni singolo docente che mi cedeva le ore di lezione e le classi coinvolte. Ho dovuto cercare un posto per gli oggetti, che sono andati girovagando per tutta la scuola, perchè davano fastidio un po’ a tutti.
    E ora ti confesso che oggi, entrando in classe, alcuni ragazzi mi hanno riferito che degli oggetti erano spariti dalle buste.
    in sostanza, ogni cosa che si fa a scuola, la si fa a proprio rischioe pericolo. Devo solo dire che al momento ho trovato molta comprensione daparte dei colleghi, dei collaboratori scolastici e anche dei ragazzi che, non si sono lagnati.
    Prova in ogni caso a parlarne con la proloco e con la scuola.
    Eventualmente posso darti qualche consiglio, anche alla luce dei difetti riscontrati nellamia organizzazione.

    [rispondi]

    danzonelvento valeria risponde:

    grazie,ci faccio un pensierino serio serio.

    [rispondi]

  2. danzonelvento valeria scrive:

    cara laura,
    sai,guardo la società e non mi ci ritrovo,ma la mia preoccupazione si rivolge ai giovani,a mio nipote-ai figli di amici,che sono il futuro.
    noi “adulti” possiamo fare la differenza dando l.esempio,loro,spero,la faranno riuscendo in una “rivoluzione” consapevole e attiva.
    mi chiedo se famiglie e insegnati(gli educatori insomma)siano rivolti a questo e spesso,guardandomi intorno,ne dubito,in fondo fanno parte di QUESTA società…
    leggere questa tua divertente,ma soprattutto significativa e utile iniziativa mi ha risollevata e subito ho pensato a 3 cose:
    +la meno importante:peccato che siamo lontane,mi sarebbe piaciuto partecipare attivamente!e osservare i ragazzi
    +immagino che questa sia stata una tua idea:come poter coinvolgere,ad esempio,la scuola di zona non svolgendo io la tua professione?magari puoi darmi consigli.
    +punto a mio avviso più importante:i genitori??? sei riuscita a coinvolgerli?come hanno reagito? l.han vissuta “solo” come un bel giochetto o erano consapevoli dell.importanza di questa attività?
    questo sempre per il discorso:scuola e famiglia dovrebbero “lavorare” insieme sull.educazione dei giovani.
    ti faccio i miei complimenti,davvero!!!
    grazie

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