Club de Trueque in Argentina

Club de Trueque

Club de trueque in Argentina

E’ molto interessante questo articolo di IPS che è la principale fonte d’informazione indipendente sul Sud del mondo.
Si parla di Club del Trueque in Argentina, ossia “circoli del baratto” e di come lo scambio abbia “un ottimo effetto sull’autostima, soprattutto nel caso dei giovani e delle casalinghe, che possono dare valore a capacità che prima non venivano valutate” e ancora di come attraverso l’educazione al baratto si possa ridare valore “ad una cultura del lavoro che promuova un capitalismo basato sull’economia reale, non sui proventi finanziari”. Infine gli economisti che non lo considerano fattibile sul lungo periodo, tu cosa ne pensi? Ci racconti la tua esperienza?

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Il baratto va contro corrente

di Gabriela Cerioli
BUENOS AIRES, 8 aprile 2009 (IPS) – Il vecchio sistema del baratto compirà a maggio 14 anni di nuova vita in Argentina. Dopo l’auge raggiunto con il crollo economico del 2001, oggi questa forma di scambio ha un profilo più basso, ma riunisce decine di migliaia di persone in tutto il paese. Gli economisti però non sono fiduciosi sul suo futuro.
In Argentina sono attivi circa 500 Club del Trueque, “circoli del baratto”, di cui fanno parte decine di migliaia di persone. Non sono più i tre milioni che nel 2002 cercavano affannosamente aiuto da questo sistema economico, ma sono il doppio che nel 2008, affermano i suoi promotori.

Il “Club del Trueque” è uno spazio di scambio di alimenti fatti in casa, vestiario, kit scolastici, piccoli interventi di ristrutturazione nelle case di falegnameria, ferramenta, muratura e elettricità, oggetti d’arte, servizi medici e odontoiatrici, educativi e turistici, ecc. Gli organizzatori registrano un aumento del 50 per cento nel numero dei partecipanti rispetto allo scorso anno, in coincidenza con l’inizio di una certa inquietudine economica legata al conflitto tra il governo e il sindacato agricolo, per l’aumento delle tasse sulle esportazioni.

Proprio per questa affluenza, il circolo più antico del paese, creato il 1 maggio 1995 a Bernal, nel sud suburbano di Buenos Aires, sta traslocando in uno spazio più ampio. “La prossima settimana ci sarà la riapertura”, ha annunciato Rubén Ravera, uno dei fondatori del Club del Trueque o Red Global del Trueque (RGT) in Argentina. “Si raccomanda che il numero dei partecipanti in ogni centro non superi i 100: è l’unico modo per stabilire relazioni più personali, rafforzando la fiducia e altri valori relazionali tra i partecipanti”, ha osservato.

Secondo Ravera, è difficile calcolare il volume degli scambi, ma “dal 1995 c’è una crescita, lenta ma continua. Il baratto funziona attraverso accordi telefonici, posta elettronica e faccia a faccia”, ha spiegato.
Perché il mercato del baratto “multireciproco” funzioni, tutti gli utenti devono consumare proporzionatamente a ciò che offrono. “Ha un ottimo effetto sull’autostima, soprattutto nel caso dei giovani e delle casalinghe, che possono dare valore a capacità che prima non venivano valutate”, ha sottolineato Ravera.

Belén Rodríguez, una donna di 30 anni che non ha mai avuto un lavoro regolare, ha cominciato preparando da mangiare e riciclando vestiti. “Grazie al lavoro manuale ho poi cominciato a produrre oggetti d’artigianato, che oggi scambio con altri servizi”, ha raccontato, mentre si avvaleva delle prestazioni di una parrucchiera interessata ai suoi oggetti.

Angela Mariño apprezza “il contributo semplice di persone che esprimono affetto. Le tortitas, un tipo di dolce, non sono sempre perfette, le empanadas sono caserecce, i maglioni hanno qualche filo fuori posto. Niente è perfetto, ma ogni cosa è abbondante”, ha assicurato.

Ma non tutto viene fatto in casa. La donna riconosce che ciò di cui avrebbe più bisogno dal Club del Trueque è conoscere un gruppo di giovani che la aiutino a tenere il computer sempre aggiornato. Qualcuno partecipa anche con tutta la famiglia. Fausto Torres e la sua famiglia vengono una volta alla settimana. “Il risultato è molto positivo”, ha detto.

“Portiamo budini, torte, cornetti, empanadas, panini, panettoni e pane speziato, che scambiamo con una varietà incredibile di altre cose: auricolari, pile, lanterne, lampadine, CD, vestiti, e persino occhiali”, ha raccontato.
Ma il mondo non è già troppo globalizzato per tornare al sistema primitivo del baratto orientato alla sussistenza?

“Questo sistema ha un futuro nel mondo di oggi, nella misura in cui vediamo con nuovi occhi l’attività stimolante dell’associativismo. Il baratto non è sinonimo di sussistenza, né di allontanamento dall’economia. È un’attività complementare, per comprendere gli esclusi dal sistema”, sostiene Horacio Krell, promotore della Unión de Permutas de Argentina, una associazione che promuove lo scambio di beni e di servizi.

Il ritorno al baratto sarebbe possibile, secondo Krell, attraverso l’educazione, “ridando valore ad una cultura del lavoro che promuova un capitalismo basato sull’economia reale, non sui proventi finanziari”.
Secondo Ravera, “il modello inclusivo” del Club del Trueque ha “un potenziale enorme per sviluppare l’economia di piccole comunità e contenere le crisi che si avvicinano”.

Ma diversi economisti consultati non lo considerano fattibile sul lungo periodo, mentre il ministero dell’Economia non ha risposto a ripetute sollecitazioni. Lo sviluppo sostenibile ha a che vedere con il livello di consumo, che è molto difficile da ridurre, ha sottolineato Carlos Leyba, docente di economia politica dell’Università di Buenos Aires (UBA). “Se smettessimo di consumare, aumenterebbe l’esercito dei disoccupati”, ha affermato.

Leyba, che dirige il gruppo di ricerca del Centro de Estrategias de Estado y Mercado, crede che prendere in esame il ritorno al baratto sfiora il terreno della filosofia.
“Sembrerebbe quasi di regredire, perché in genere [questo sistema] si attiva quando la moneta smette di avere un senso. In un mondo che avanza in funzione del commercio internazionale, con le multinazionali che frammentano la produzione e fabbricano in paesi terzi, le retribuzioni sarebbero impossibili senza denaro”, ha sostenuto.

L’economista dell’UBA Carlos Melconian, fondatore e direttore di M&S Consultores, è stato categorico: “Il baratto non ha spazio né futuro”.
Il consulente e consigliere Roberto Cachanosky, della Universidad Católica Argentina, è della stessa opinione: il baratto “è un meccanismo preistorico… Nel caso di un crollo monetario mondiale, qualsiasi tentativo di ripristinarlo sarebbe transitorio, di breve termine e sarebbe come uscire dal sistema, fino alla ricomposizione del sistema monetario”, ha sostenuto.

Antonio Brailovsky, economista, storico e professore universitario, prende in considerazione un’altra prospettiva.
“Il baratto ha funzionato in Argentina in un momento di emergenza. Ma la gente accetta un’economia senza denaro, o preferisce essere scandalosamente povera e utilizzare una qualche forma di moneta? La gestione del denaro ha a che vedere con l’identità, è un aspetto culturale molto forte”, ha commentato.

Per questo, “l’idea del baratto in un’economia di poveri senza denaro è instabile”, ritiene Brailovsky, ex difensore del Pueblo Adjunto para Medio Ambiente della città di Buenos Aires.
Di fronte a questa instabilità, esistono invece le reti sociali del microcredito, ha suggerito Brailovsky, concepite dalla Grameen Bank dell’economista del Bangladesh Muhammad Yunus, premio Nobel per la pace 2006, come un progetto sul lungo periodo.

Ma contro tutti i pronostici, i club non si sono svuotati. E le ragioni non sempre sono economiche.
Ricardo Jordán fa parte della rete dei Club da diversi anni. In questo modo copre il 25 per cento dei suoi bisogni basilari. Discendente da una famiglia scozzese, è un abile artigiano, ma oggi la sua specialità è la coltivazione biologica e la falegnameria.

“Quando sono arrivato al Club del Trueque avevo perso tutto: il lavoro, il mio amor proprio e la mia dignità. Ero morto”, ha dichiarato. “Ma adesso ho ricominciato a vivere”.

Immagine | Club de trueque in Argentina

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